Il 16 mattina siamo partiti per Rapayan: 5 ore di strada sterrata per arrivare a Chacas, passando per la punta olimpica (oltre i 5000 m), su un carro da 9 sul quale abbiamo viaggiato in 13 (solo 150 Km percorsi)! Abbiamo cenato con il padre Ugo e dopo un'altra oretta di viaggio siamo giunti a S. Luis, dove abbiamo passato la notte. Questo è il paese dove nel 1997 fu ammazzato padre Daniele. Il 17 a pranzo siamo ripartiti per Rapayan (con lo stesso carro, ma solo in 9!) e dopo 7 ore di strada molto sterrata siamo arrivati a Rapayan. Ultimo distretto della regione Ancash, in mezzo alla cordigliera "negra"; dietro le montagne più a est la selva amazzonica: un luogo paesaggisticamente incantevole.
Siamo ospiti di Lito, Valeria e la piccola Miriam nel loro taller: una scuola secondaria dove 25 ragazzini imparano alcune materie di base, arte, modellato e carpenteria. La scuola per loro è totalmente gratuita, mangiano e dormono qua, e tornano a casa solo per le vacanze, eccetto quelli del paese e di alcuni caserios vicini che vanno via il sabato pomeriggio e tornano la domenica per cena.

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Siamo arrivati sulla sierra: finalmente si respira! Aver portato qui 7 ragazzi di Chimbote è stato un po’ come portare i bambini di Chernobyl in vacanza per perdere un po’ di radiazioni. Siamo davanti alla “cordiliera blanca” a 3000 metri di quota, vicini al Huascaran (6800 m) ospiti nella parrocchia di Jangas dove i nostri ragazzi stanno facendo un percorso per prendere la prima comunione. Qui, purtroppo, le attività delle parrocchie funzionano, per i ragazzi, solo come oratorio (quindi la domenica e a 15/16 anni puoi parteciparvi se sei catechista), e per loro è una possibilità concreta per continuare a fare alcune attività che con noi avevano cominciato: insomma “niente messa niente castagnata!” e qui per molti la castagnata conta! Abbiamo molti dubbi sul modo di fare oratorio che abbiamo incontrato qui in Perù, ma aspettiamo di finire questo mese per capire meglio come e perché le cose vengano organizzate così.

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Riprendendo da dove eravamo rimasti… In montagna a fare il ritiro non ci siamo poi andati, ma nel frattempo abbiamo fatto molte altre cose.
Sono appena finiti tre giorni di camposcuola con i ragazzi: stupendo e faticoso! Abbiamo riflettuto sulla carità, sull’amore; abbiamo lavorato per il pueblo vicino; abbiamo giocato, cantato, pregato.
Il pueblo su cui si è concentrato il lavoro manuale si chiama “las flores” ma di fiori non ne aveva nemmeno uno! No, non è vero:  una piccola bouganville viola, fuori da una casa c’era, ma il pueblito era colorato solo per l’immondizia sparsa un po’ dovunque!
Il lavoro era di 2/3 ore al giorno: i più piccoli raccoglievano l’immondizia, differenziando la plastica e il vetro perché si possono rivendere. Il ricavato si è deciso di devolverlo al gruppo che il venerdì sera distribuisce il cibo in centro. I più grandi hanno tirato i tubi dell’acqua e hanno installato due fontanelle in paese dove la gente potrà finalmente spillare acqua di pozzo, più salutarle di quella putrida del canale che usano oggi.

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